CACCIATORI DI SOLFAIE

Introduzione di Salvatore Porrello

Come dice lo stesso Autore nella sua premessa, questo è un libro che ha come target ideale gli studenti di Scienze Biologiche e Naturali. Ho utilizzato la parola “libro” a ragion veduta perché considero questo manoscritto come un vero e proprio “libro di testo” sull’ecosistema delle lagune atidali.

Questo ambiente costiero tipicamente Mediterraneo, seppur non esclusivo di questo mare, è esposto più di altri a dinamiche distrofiche che ne compromettono pesantemente il ruolo ecologico ed in generale la sua salubrità. Cosa ha determinato le criticità ambientali che hanno condotto questi ambienti a divenire quasi sempre ambienti fortemente eutrofizzati e troppo spesso distrofici?

Rispondere utilizzando il termine antropizzazione risulta generico, impreciso e riduttivo. Questo libro risponde in modo puntuale e scientificamente robusto alla domanda. Le risposte che l’Autore fornisce provengono dall’inesauribile esperienza che Lenzi ha accumulato nel suo curriculum vitae, da anni ed anni di osservazioni e sperimentazioni scientifiche che lui stesso ha condotto nella sua amata Laguna di Orbetello ma anche in altre lagune italiane e del Mediterraneo. Ciò consente all’Autore di offrire risposte convincenti e scientificamente attendibili sulle cause e sulle dinamiche dell’”innesco” dell’eutrofizzazione e, purtroppo, della distrofia.

Le conoscenze contenute nel libro inoltre “aprono” lo scenario di interesse anche per quegli amministratori locali (e non) che spesso si trovano a gestire questi ambienti costieri senza aver nessuna cultura scientifica, senza attribuire alcuna colpa a questa condizione. In questo senso, il libro offre ad essi un utile “vademecum” per “leggere” lo stato ambientale delle loro lagune in modo “empirico”, ed attuare conseguenti azioni di prevenzione/mitigazione.

Un libro utile quindi ad una molteplice utenza; un “libro di testo” per chi studente, esperto, amministratore o semplice cittadino voglia iniziare e/o approfondire la conoscenza di questi ambienti la cui importanza storica, ecologica, naturalistica, turistica e produttiva è di smisurata importanza ambientale per la collettività.

Salvatore Porrello
Primo Ricercatore ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale)

Prefazione di Antonio Canu
Per chi, come noi, gestisce aree umide così delicate, così vulnerabili, eppure così ricche di storia e biodiversità, il contributo della scienza è fondamentale. Non si possono fare scelte efficaci, di qualsiasi genere, se non c’è prima la conoscenza dei luoghi, dei fenomeni, del tessuto che tiene insieme specie e habitat.

Mauro Lenzi è da molti anni un nostro consulente.

Oltre alla grande competenza, gli riconosciamo una grande capacità di sintesi. La quale gli permette di fare e di far fare delle scelte gestionali, mirate, mai improvvisate. È un grande merito, oltre che una certezza.

Il libro che ha scritto Mauro, non è una lettura per tutti, ma è un contributo essenziale alla conoscenza delle lagune costiere. Una raccolta di studi, monitoraggi, interventi, che nell’insieme offrono un bagaglio di informazioni, esperienze, intuizioni, che possono tornare utili non solo ai ricercatori, ma anche a chi ha responsabilità dirette o indirette sull’ambiente lagunare.

Si è detto della fragilità di questo ambiente, diciamo spontanea, a cui si aggiunge l’impatto delle azioni antropiche. Un gioco di conflitti che mettono a rischio la sua salute, ma che si può governare lasciando libero spazio agli eventi naturali e controllando i fattori di rischio. Per farlo, bisogna vivere il luogo, avere uno storico sempre aggiornato, un’esperienza anche di luoghi e situazioni simili, soprattutto un grande amore per la scienza e per la conoscenza – perché tante sono le dinamiche che lo caratterizzano -, la forza di volontà a mettersi sempre in gioco.

Questo volume, frutto di tanti anni di studio e lavoro, è la fortuna di chi vuole avvicinarsi alla laguna e ricevere in poco tempo una mole di informazioni altrimenti non disponibili.

È il grande contributo che Mauro ha deciso di condividere insieme a studenti, ricercatori, amministratori, lettori d’ogni genere.

Antonio Canu, presidente WWF Oasi

Premessa dell’Autore
Di lagune ne ho parlato a lungo in molte occasioni, ma anche qui, per procedere in quelle “meccaniche” che il sottotitolo promette, è indispensabile riprendere l’argomento, rivedendo e aggiornando temi già affrontati in Lagune quasi blu (edizioni fq), poiché l’aspetto che intendo sviluppare richiede un inquadramento di questi ecosistemi che non può essere rimandato esclusivamente ad altre letture.

Negli aspetti generali, le lagune sono descritte nelle diverse tipologie, ma è su una determinata tipologia che questo lavoro si sofferma: le lagune atidali. Sono le lagune tipicamente Mediterranee, ma non solo, lagune che risentono scarsamente del flusso delle maree, quelle di cui ho maggiormente studiato le dinamiche dell’eutrofizzazione e delle sue conseguenze. Perché, infatti, si parlerà di lagune fortemente eutrofizzate, una condizione particolare, ma ormai la più diffusa nel mondo.

Le distrofie, di cui questo lavoro aggiormente si occupa, sono fenomeni nefasti che possono portare alla morte della fauna e della flora lagunare. Se ne esamina l’insorgenza, le cause, i meccanismi biologici, gli aspetti fisici, così come avvengono tipicamente negli ecosistemi atidali e nelle aree marginali di quelli micro e macrotidali. Tutti quei meccanismi che producono gli effetti ben visibili di intense colorazioni, di emanazione di gas tossici e gas serra e, appunto, delle morie della fauna acquatica. Si cerca anche di denominare, oltre che definire, alcuni stadi e situazioni distrofiche diverse tra loro, in modo tale da disporre di un quadro di riferimento attraverso il quale poter collocare la situazione che si è osservata.

Per quanto riguarda il titolo, Cacciatori di solfaie, mi sono lasciato prendere da un aspetto romantico dello specifico argomento dell’attività di ricerca, mia e di tutti coloro con cui ho collaborato. Esso è la metafora di un’epopea di studi e di ricerche in campo che mi ha accompagnato per decenni: l’assidua caccia ai fenomeni distrofici – che nel gergo dei pescatori sono detti molto correttamente solfaie, perché si tratta proprio di rilasci di composti dello solfo, mefitici e tossici – portata avanti per anni con numerosi collaboratori; l’affannosa osservazione per riuscire a cogliere i fenomeni al loro debutto, poiché essi si manifestano solo in un periodo relativamente breve dell’anno, per cui è stato mecessario prepararsi mesi prima, per perderne il meno possibile; l’euforia (forse dovuta a intossicazione da idrogeno solforato?) di trovarsi nel pieno di un evento dove campionare e fare misurazioni; la magnificenza del fenomeno quando ci si trova nel mezzo; la frustrazione di non avere, troppo spesso, gli strumenti adeguati.

Questo lavoro, quindi, si occupa soprattutto di un aspetto molto specialistico, le meccaniche distrofiche, che è in realtà l’argomento cardine. Può sembrare un argomento molto “ristretto”, ma è un sapere basilare per una più vasta conoscenza finalizzata alla gestione di questi ambienti costieri, per contrastarne la deriva eutrofica e per mantenerli produttivi, mitigandone le criticità che penalizzano pesca e turismo. È un argomento importante dell’ecologia lagunare, oggi più che mai, poiché l’enorme antropizzazione costiera ha reso tutti questi ambienti eutrofici o ipertrofici, ed è quindi quanto mai opportuno che se ne conoscano bene le meccaniche perché i futuri interventi siano ben mirati.

In questo quadro di interesse, verranno toccati numerosi argomenti scientifici su cui purtroppo non è stato possibile approfondire oltre, e si vedrà come l’occuparsi delle crisi ambientali delle lagune sia necessariamente immerso in una complessa e fitta rete interdisciplinare.

Il lavoro ha un taglio sia specialistico, sia introduttivo-divulgativo, che lo indirizzano, come target ideale, almeno nei miei intenti, verso gli studenti universitari di Scienze Biologiche e Scienze Naturali. Naturalmente, senza voler escludere coloro che intendano approfondire l’argomento delle lagune e, soprattutto, delle loro crisi ambientali, e coloro che hanno la curiosità di sapere perché quei colori strani e quegli odori (cattivi, naturalmente) che le lagune ogni tanto ci regalano, e non vogliano scacciare quella curiosità con qualche battuta liquidatoria. Non vorrei neanche escludere gli amministratori degli enti pubblici nel cui territorio si trovi una laguna o la foce di un fiume o un lago di acque interne, i quali sempre più spesso si trovano a dover affrontare le criticità inerenti questi ambienti non sapendo a quale santo rivolgersi. Non sarà certo con questa lettura che potranno risolvere da soli le cose, ma spero ne possano sviluppare un’immagine più chiara, il che, ne sono certo, aiuterebbe.

Si descrivono, infine, alcune esperienze basate sulla preparazione di microambienti lagunari, attraverso le quali si è riusciti a produrre le solfaie in laboratorio, riuscendo a farle sviluppare anche in un beker da 500 mL: una distrofia in un bicchier d’acqua.

Buona lettura e …, poiché vi fornirò le conoscenze necessarie, fate da voi la vostra distrofia, se vi pare.

Mauro Lenzi,

ecologo laureato in Scienze Biologiche all’Università di Pisa. Ricercatore presso il Laboratorio Ittiogenico del Comitato Gestione Peschiere di Orbetello dal 1981 al 1989. Ha diretto le ricerche e il monitoraggio ambientale dal 1996 al 2018 nel Laboratorio di Ecologia Lagunare e Acquacoltura (LEALab) della Orbetello Pesca Lagunare srl (OPL). Ha cooperato con le Università di Siena (2010-12), Pisa (2015-17), Firenze (1999-2000, 2006-07), Padova (1986-89), Venezia (2006), con il Polo Universitario Grossetano (2007-2009), con l’Istituto Superiore per la Ricerca Applicata al Mare (ICRAM, oggi ISPRA) in alternanza dal 1998 al 2004, con il WWF-Italia e WWF Oasi Burano (in alternanza, dal 1986 al 2018), con l’Agenzia Regionale per la Prevenzione dell’Ambiente della Toscana (ARPAT) nel 2001-2004, con la FAO-Roma (1989), con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel 1997, con l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologia (ENEA) dal 1987 al 1989, con l’International Marine Center di Oristano attraverso il programma europeo EUMAC per la laguna di S’ena’Arrubia dal 1994 al 1995, con l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) dal 1998 al 1999, con il Commissario ad acta per il Risanamento della laguna di Orbetello dal 1994 al 2012, con la Regione Toscana per la gestione dell’ambiente lagunare di Orbetello, attraverso la OPL, dal 2013 al 2017, con il Parco Naturale Regionale di Porto Conte per la Laguna di Calich da 2017 al 2018. Ha collaborato, inoltre con aziende di produzione ittica, per progetti di avannotterie (OPL, Torre Civette sas), impianti di allevamento intensivo (OPL, Coop. La Peschereccia, Torre Civette sas) e valutazione di impatto ambientale dei relfui delle attività produttive (OPL, Soc. Il Vigneto, Soc. Ittima Nuova).

Le line di ricerca prinicipali sono: 1- controllo degli sviluppi vegetazionali e previsione del rischio distrofico in ambienti lagunari; 2- bio-geo-chimica dei sedimenti costieri ed effetti della risospensione sedimentaria; 3- strumenti biologici per la gestione degli ambienti lagunari; 4- valutazione dello stato delle praterie di fanerogame marine e quantificazione dell’impatto antropico; 5- valutazione dell’impatto degli allevamenti ittici intensive e individuazione di soluzioni di mitigazione; 6- studi di accrescimento e fisiologia di specie macroalgali opportuniste e marine; 7- valutazione dell’impatto di specie algali alloctone.
Ha prodotto 112 pubblicazioni scientifiche e 2 pubblicazioni divulgative. È reviewer per 40 riviste scientifiche ed è nell’Editorial Board di 14 di queste, di cui per Journal of Aquaculture Research and Development (JARD) è Editor-in-Chief.

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